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domenica 16 febbraio 2014

Tonno Spiganera

Tonno Spiganera quando non beveva  era il più buon uomo del mondo; in caso contrario, si conservava innocuo tra gli amici, ma tendeva a tornare quanto prima a casa appena si sentisse maturo, cioè pieno fino alla gola.
Ritornato in seno alla famiglia, a qualunque ora , imponeva alla moglie e ai nove figli, grandi e piccoli, di alzarsi.
Senza vestirsi, dovevano accodarsi a luii e dovevano ordinarsi a formare il treno: lui la macchina, Ziè Puccia, la moglie, il bagagliaio e i figli, i carri. Fino a che non gli si fosse snebbiata la testa in rivolta…
… Ziè Puccia, rassegnata e benevola , persuadeva i figli assonnati: tutti, maschi e femmine, si alzavano e prendevano la loro posizione consueta.
Tutto a Posto! Si parte? Via…
Tonno emetteva un fischio acuto: alcuni figli ridevano, i più grandi bestemmiavano sotto voce. Ma il padre è sempre il padre…
… Il treno si muoveva: guai se i figli non sbuffavano! Guai se Ziè Puccia non faceva rumori di ferraglie!
La corsa, con le più complicate manovre, durava al solito, fino a quando Tonno non avesse ricominciato a prendere dominio di sé. Ad un tratto, la sua testa piccola, scarna e durissima restava allucinata e smarrita. Cominciava a chiedere  ai figli ed alla moglie perché non fossero a letto e perché lo costringessero a correre ed a sudare, proprio di notte, quando più giusto è riposare. Era questo il momento in cui i figli si sperdevano, correndo verso i letti disseminati per tutto il vano e Tonno, messosi a sedere presso l’unica tavola della casa, piegava la testa sulle braccia e piangeva fino a scolarsi.

Tratto da La Mala Sorte di V. Buccino

venerdì 14 febbraio 2014

Il Bersaglio

Il “Bersaglio”

Il bersaglio era una località di Rionero nei pressi della extramurale ex SS93 ( negli anni 30 era in costruzione), più o meno era dove sorge ora il ripetitore Telecom a scendere giù.
Questa località veniva anche denominata  U’ Pascon.
Che si chiamasse il ˜Bersaglio ~nessuno lo sapeva. Qualcuno, tra i più dotti, affermava che era il luogo dove la guarnigione dei soldati borbonici sita in Rionero, aveva il suo poligono di tiro per esercitarsi.
Che si chiamasse U’ Pascon, bèh… è facile capire.
U’ Pascon era una località nascosta, posta in una piccola valletta, luogo utilizzato da quasi tutti gli uomini dei quartieri vicino (Chian’ r ‘ i Murt), le cui case erano sfornite dei gabinetti. Si stima che a Rionero negli anni ’30 circa 80% delle case era sprovvisto di servizi igienici.
Luogo frequentato soprattutto verso sera…
Arrivavano in questo luogo uomini a gruppetti di 3 o 4 persone, ivi giunti, si slacciavano la cintura o la funicella che tratteneva i pantaloni alla vita, se la passavano al collo, e via…
Si posizionavano allineati, e continuavano a chiacchierare , a discutere.
Lì, si scambiavano le esperienze della giornata, le preoccupazioni, l’attività in campagna, della vigna degli ulivi…
Bèh, forse ci stava qualche problema per chi giungeva in ritardo ed era costretto a sistemarsi dietro alla fila creatasi in precedenze in quanto costretto a guardare…ecco!
Ah… Ma le donne come facevano?  Lo chiesi anche a mio padre, e lo capii quando mi  disse: bòh, nun  m’ r’cord’

Dai ricordi di Giuseppe Sperduto

Alcuni tratti presi da La Mala sorte di V. Buccino.

martedì 11 febbraio 2014

La Stazione di Rionero ( interrogazione parlamentare del 1913 )

Interrogazione Parlamentare dell’On .Longo al Sottosegretario ai Lavori Pubblici De Seta sulla stazione di Rionero
27 Febbraio 1913
Camera dei deputati

LONGO. Onorevole Presidente, non debbo aggiungere che poche altre parole in rapporto ai lavori di ampliamento delle stazioni ferroviarie di Rionero-Atella-Ripacandida e di Barile. Noi abbiamo tutte le ragioni per dolerci della insufficienza dei binari e dei materiali di manovra in queste stazioni di fronte al grande sviluppo che ha acquistato il traffico specialmente negli ultimi anni. Le stazioni di Rionero e di Barile sono rimaste al 1903 perfettamente nelle stesse condizioni nelle quali sursero, conia costruzione delle linee Ofantine, circa venti anni or sono, mentre da allora il traffico locale ha avuto un immenso sviluppo.
La stazione di Rionero, oltre degli altri paesi che di essa si giovano, serve ad una popolazione costituita dai tre comuni che le danno il nome, di oltre 20,000 abitanti ed alla esportazione di molti prodotti agricoli ai quali si sono aggiunte industrie fiorentissime di legnami, di carboni, di pozzolane, di acque minerali. Soltanto il commercio delle acque minerali dà un'esportazione di circa 6 milioni di bottiglie! E perchè ella, onorevole De Seta, possa meglio convincersi dell'equità delle mie domande, mi permetterò aggiungere qualche dato statistico.
La stazione di Rionero, nel 1905, ha avuti 11561 viaggiatori in partenza, e tonnellate 7655 di merci, in spedizione ed arrivo, oltre a 479 carri completi; ed essa ha poi raggiunto, nel 1910, 30207 viaggiatori in partenza, 27201 tonnellate di merci e 2822 carri completi. E la stazione di Barile, mentre nel 1905 ha avuto 5949 viaggiatori in partenza, tonnellate 631 di merci e 46 carri completi, ha raggiunto, nel 1910, 13553 viaggiatori in partenza, 4410 tonnellate di merci, in spedizione ed arrivo, e 633 carri completi.
Posteriormente al 1910 è anche di più aumentato lo sviluppo commerciale, ed, in conseguenza, il reddito delle due stazioni. Basti dire che la stazione di Rionero, nel 1911, ha dato un reddito di oltre un milione e centocinquantamila lire!
È quindi un bisogno urgente la pronta adozione di provvedimenti che per numero di binari, per piattaforme, per piani caricatoi, per ponti a bilico, valgano a mettere in rapporto più diretto lo sviluppo del traffico con le condizioni del movimento ferroviario. L'onorevole sottosegretario di Stato avrebbe potuto citare una lunga serie di pratiche e di esortazioni che fin dal 1905 sono arrivate alla Direzione delle ferrovie; avrebbe potuto anche menzionare tutti i progetti che sono stati fatti fin dal 1908, progetti dichiarati urgenti e non mai eseguiti; ed i quali, secondo una diceria, alla quale non voglio e non posso prestar fede, avrebbero provveduto ai bisogni in maniera anche più larga e completa di quanto ora s'intenderebbe fare! Occorre dunque non più studiare, ma provvedere. Ed io confido che l'onorevole sottosegretario di Stato, vorrà autorevolmente svegliare dal lungo sonno gli uffici competenti, e far sì che le nostre legittime aspirazioni siano al più presto esaudite. Ciò rappresenta, non solo il soddisfacimento di un urgente bisogno, ma anche il doveroso riconoscimento di un diritto di quelle benemerite popolazioni, a nessun'altra seconde per laboriosità e per patriottismo. (Bravo!)*


·       *  La parola "Bravo" è una esclamazione di tutti gli onorevoli presenti

domenica 9 febbraio 2014

N’dnietta

Parliamo di una storia…
…Avvenuta nel periodo del dopo guerra a Rionero,  chian’ r’ la Stazion’ o parte r’ u chian ‘ R Cicc’Tonn’.
Un giorno d’autunno del 1946, Nd’nietta di anni 17 in compagnia delle sue due amiche, Tarsin e ‘Ngurnatella, era seduta sul muretto sotto casa Tirico, vicino l’attuale trattoria Taverna Paradiso.
Nd’nietta parlava con le sue amiche, mentre aspettava che il suo amore, Tonino, conosciuto qualche mese prima, passasse per salutarla.
Seduta sul quel muretto, scorse una pietra incastonata su di esso, una piccola pietra a forma di cugno, ideale per tener ferma quella maledetta porta di casa sua che si chiudeva ogni qualvolta l’apriva per  far prender aria .
Si allungò per prenderla, perse l’equilibrio e cadde all’indietro, finendo nel cortile sottostante e...cadde con la pancia su una pietra.
Subito si rialzò ma con un forte dolore al ventre, si tocco le labbra , e dalla bocca usciva un filo di sangue.
Fu subito soccorsa dalle due amiche, l’accompagnarono in casa, dove venne sdraiata sul suo letto. Chiamarono il medico, il quale con tutti i suoi comodi, arrivò a casa di ‘Nd’nietta, la visitò e disse:
Bisogna portarla in ospedale, non a Melfi ma a Potenza e con urgenza. Tra mezz’ora c’è il treno, sbrigatevi!!!
La mamma corse subito a preparare un fagotto di cose utili per il viaggio, il papà chiuse il mulo nella stalla…pronti per partire.
Da casa verso la stazione la portavano in braccio le due amichette ma, arrivate nei pressi del fontanino, dove ora c’è il busto di Michele Granata, ‘Nd’nietta scorse da lontano il suo adorato Tonino, si rivolse verso Tarsin’ e le disse:
Terè, famm’ scenn’, famm ‘cammna’ ra sol’, nun vogl’ ca Tonin’ m ver’ r sta maner’…
Tarsin’: ma tu nun pui cammnà …mo t’ cummgliamm’ a cussì nun t’ ver’;
Ndnietta: no, famm’ scenn’…ja… vogl’ vrè a Tonin’ mij…lu voglj salutà…
Nd’nietta scese dalle braccia delle amichette, ma appoggiata a loro…con il fazzoletto sempre sulle labbra per asciugare quel filo di sangue che usciva di continuo dalla bocca… Incrociò Tonino e gli disse, prima che lui aprisse bocca:
Tonì, nun è succiss’ nint’, vac’ sol’ a Putenz’ all’ uspdal..vac’ e veng’…e con un sorriso strappato al dolore salutò il suo Tonino…
Tonino immobile, senza dire una parola salutò la sua ‘Nd’nietta alzando un pochino la mano..
Il treno pronto sul binario, sbuffava pronto per partire, aspettava ‘Nd’nietta per portala  in ospedale…

‘Nd’nietta, salì sul treno con il suo papà per raggiungere Potenza ma… a Rionero non vi fece più ritorno, se non in una piccola bara bianca…

sabato 8 febbraio 2014

La messa domenicale alla chiesa dei Morti ( anni '30 )

 …..la Messa, alla chiesa « dei Morti  
Tuccio però si seccava molto per due motivi: anzitutto perché il parroco  non dava inizio al rito, nonostante fosse l'ora, se prima non fossero arrivati alcuni gran signori, per i quali Ciccio aveva preparato
sedie ed. inginocchiatoi tutti speciali, laggiù in fondo, vicino al Fonte Battesimale; E la cosa sembrava necessaria al sagrestano, perché quelli adagiavano due lire nel piatto metallico della questua, laddove 'pochi altri fedeli donavano due 'soldi, i più un soldo, e moltissimi, quelli che pregavano sul serio, non
donavano assolutamente nulla, perché essi, al Padreterno, avevano tutto da chiedere e nulla da offrire.
L'altra cosa che dava noia a Tuccio, in chiesa, era che un folto gruppo di studenti, che si fermavano vicino all'ingresso, ma nella navata laterale, a -sinistra di quella dove erano i posti riservati ai notabili, durante la celebrazione, parlavano, ridevano, si davano e si restituivano pacche dietro il coppetto, facevano smorfie alle ragazze più carine. E nel piatto della questua, mettevano i soldi falsi. Ciccio li guardava in cagnesco, ma non poteva cacciarli per non suscitare uno scandalo. Meno male che non si fermavano nell'altra navata, altrimenti avrebbero disturbato  anche  quelle persone di riguardo e chissà come sarebbe finita.Tuttavia si deve pensate che quei signori, almeno un pochino, fossero disturbati lo stesso, perché, finita la Messa, sul sagrato, non degnavano neppure di un pallidissimo sguardo quella  ragazzaglia allegra e spensierata, ferma lì per assistere alla sfilata. E la cosa era anche giusta: va bene che quei ricconi lo facevano per distacco, per superbia e per rimarcare le « necessarie » distanze, ma almeno erano sempre di un'educazione ineccepibile, mentre quegli altri, poveretti.. .Il parroco era in collera sì, ma non tanto, giacché era di natura bonaria e molto comprensivo. Mentre si svestiva della pianeta, della stola e del camice, dopo aver ricevuto l'immancabile « prosit » da Ciccio, puntualmente ricambiato con un «vobis », si limitava ad esclamare: « Rustica progenies, semper villana fuit... » - Lo so che questa non è carità, ma anche quei benedetti figli... la carità... e l'educazione ... non sanno nemmeno dove stiano di casa! ... »


Tratto da La Mala Sorte di V. Buccino

venerdì 7 febbraio 2014

Ninna nanna (dialetto)




Oi Sunn sunn, ch’’ fai ca nun vin’

Vin’ a cavadd e nun vin’ a l’appir

Vin a cavadd’ a nu cadd iang

La sell r’ or e la vrigl’ galand

Vin’ a cavadd a nu cadd russ

La sell r’ or e la vrigl a lu muss

Vin a cavadd a nu cavadd nìur

La sell r’or e la chipp a lu per’


martedì 4 febbraio 2014

Tucc’ e i Carabinieri ( Storia vera )



Un mese qualsiasi di un giorno qualunque, I carabinieri fanno un posto di blocco nei pressi della scuola Centrale (luogo solito).
Da Via Galliano arriva  Tucc’ con la  sua  Alfa 147 1.9 JTD con la sua solita sigaretta in bocca,  abitacolo affumicato, stereo alto volume.
Alt dei Carabinieri, Tucc’ sgrana gli occhi e nella sua mente mormora: e mo’ che cazz’ voln questj.
Si ferma, abbassa il finestrino, lentamente, abbassa il volume dello stereo…e una nuvola di fumo esce dalla macchina.
Al diradarsi del fumo, i Carabiniere si avvicina e gli chiede: Mi favorisca i documenti, prego;

Tucc’, ancora con gli sgranati… con un viso a punto interrogativo… guarda il carabiniere dalla testa ai piedi e gli fa: E PECCHE’ TAGGIA RA’ I DOCUMENT? CHE HAIA FA?

domenica 2 febbraio 2014

I Moti di Rionero 1848 2° PARTE (da allora cà facimm' cummedj' )

I contadini minacciano il sindaco e i decurioni perché aboliscano la gabella, il dazio sullo sfarinato.

3° biglietto affisso sulla porta della casa comunale di Rionero, anno 1848

Costituzione.

Il sindaco sarà avvisato.

Bada che questa è l'ultima volta che vi avvisiamo tanto a voi quanto agli altri in vostra assenza.
Intendiamo noi (secondo l'avviso dell'altro giorno in mezzo pubblica piazza) che non vogliamo pagare i dazii e la maledetta gabella, perché interessa più a voi che a noi: finalmente decisi in una unione, il giorno della settimana entrante prossima, molestarvi e tutt'altri impiegati e magistrati: vogliamo far conoscere che sia Rionero basso popolo, e voi ladri ricchi popoli. Olà' noi fratelli cittadini, il giuramento è quello di vendicarci su questi due punti come abbiamo conchiusi: cioè tra i dazi e gabelle non pagarli. Dunque risolvi e poi decidi, ma decidete di farci pagare tanto tanto per ogni cosa, ma fuorché si nomina la Gabella, maledetta prima da Dio e poi dagli uomini.
Già siamo tutti sopra all'armi, che crediamo che siete viventi oggi
non siete domani.
Noi verremo in Chiesa sì, ma il giuramento lo prendiamo coll'intenzione indicatavi, di vendicarci e difenderei, come nasciamo così vogliamo morire.
Tu per questo, à patto quel convito quella sera che sei stato di guardia ma l'abbiamo molto considerato che per voi siamo già ostinati, ladro fesso.
Olà, all'armi, per questi che intendono di farei pagare la gabella e dazi: pagheremo un cazzo che vi fotte nel culo di tutta la razza di ladri! Ma non è troppo lungi il discorso, alle ventiquattro ore si vedrà l'effetto. Ma tu che sei il capo di questo cazzo, perché non fai come altri l'intendono, cioè di mettere i dazi li traini. Sopra li vaticari e forestieri, ed ancora noi siamo condiscenti tanto per casata e boteghe ed altri. Ma fuorché il nome della maledetta gabella e dazi diretti. All'esigenza si vede se pagheremo vendicheremo.

Risolvi e decidi.
O vincere o morire.
(quel che toglie la presente è il primo spione del paese e verrà segnato da noi. Fede e Valore)


Archivio di Stato di Potenza 

sabato 1 febbraio 2014

I Moti di Rionero 1848 (da allora cà facimm' cummedj' )

Due biglietti affissi sulla porta della Casa Comunale da parte di un Comitato di contadini riunitosi in segreto nel 1848

 1° biglietto

«Avviso a Sig. Sindaco e decurioni di Rionero, per la gabella che voi siggete e che la scotete affare ( perché la riscuotete ) perché il Re II e la Costituzione che ne have levate, e voi dicete che la volete siggere, e se voi grossi iate parlando, vi facemo cadere a terra, tutte le sciammeriche con accettato e scoppetto e con barre perché voi non dovete più fare tutto voi e ne rivolete far struggere la povera plebe. Sindaco fate bene per il popolo, sinò vi ammazzame con tutto il cuore, noi e non altro. Questo scritto la fatto la plebbe ».

 2° biglietto

« Costituzione.
Avviso agli impiegati.

Noi popoli del circondario di Rionero vi facciamo avviso e vi terremo di nuovo avisati, che siccome è venuto per vostro mezzo approvato il pagamento della Gabella, noi vi faciamo conoscere che non vogliamo pagare nulla, per dire in meglio un cazzo.
Ma tutto ciò ne previene da Sig. Sindaco della sua troppo trascurataggine, o per dir meglio per la sua succidezza: intanto, innanzi che arriva il giorno di domani, il primo contenuto è della rivoluzione, che noi, affatto non intendiamo di pagar niente.

Perché dobbiamo pagare per mantenere tanti ladri col nostro sudore, tanti figli di frate, tanti e tanti; loro col divertimento e noi coll'istento di nostra fatica.

Ora già stiamo per quel punto come ben lo considerate, in una unione; perché se no voi ladri, Sindaco e Cancelliere ed altri impiegati, dovete essere tutti un macello, peggio degli siciliani che già hanno vinto, di non avvilirei della parola data e fede su di loro medesimi.

Per i dazi non intendiamo pagar nulla, per la Gabella l'istesso, e così dovremo esser liberi.

Che ci importa a noi di que che perdono l'impiego. Farete come l'altri paesi, che mettono dazii sopra i traini, sopra a' viandanti, ed altri venditori forastieri; ed ancora noi vogliamo pagare qualche cosa; purché si toglino i dazii e gabelle.

Ma vedete che il vostro sangue sarà versato fra breve. Dico di voi tali ladri impiegati; ma prima col sindaco. Il primo che leva questa dal suo sito è il primo spione ».


Archivio di Stato di Potenza