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domenica 16 dicembre 2012

martedì 11 dicembre 2012

Rionero vista da San Alfonso dei Liguori 1750


Non avendo tempo Alfonso di girare tutta la Diocesi di Melfi, preferì la terra di Rionero ad ogni altro luogo, perchè più bisognosa (abitò nel 1750 per tre settimane in una casa all'inizio della salita dei Canucci) E' questa una Popolazione nuova tra la Terra di Barile, e quella di Atella, ma benchè  nuova, è numerosa di dieci, in dodicimila Anime. Vi concorre ognuno,  perchè  esente da' pesi; ed è composta per così dire, da tante diverse Nazioni.
Quì Alfonso ebbe molto che fare. I diversi geni, i naturali non conformi, le gare di preferenza, e di acquisto, ed altro, che vi era, non faceva esente il Popolo da gravi disordini. Vi regnava la frode, i contratti erano tutti inviluppati; risse, e rancori non ci mancavano. Alfonso pose la pace nelle Famiglie: estirpò i tanti abusi: fece conoscere ad ognuno i doveri di Cristiano verso Dio, e di Vassallo al proprio Principe. Vi piantò nella Terra una soda divozione. Stabilì in comune in Chiesa la meditazione delle Massime Eterne ogni mattina, e la Visita ogni sera a Gesù Sacramentato, ed a Maria Santissima. Fondò, e ristabilì delle Congregazioni; ed invogliò tutti alla frequenza de' Sacramenti, con far vedere ad ognuno quanto bene si ricava dalla Comunione frequente.

Perchè la Terra è situata in varj siti distanti tra di loro, e non potevasi da tutti comodamente convenire nella Parrocchiale, pregò Monsignor Basti, a voler situare per comodo del Popolo, come si fece, il Divin Sacramento in due altre Chiese, e fece vedere la necessità, che vi era dello stabilimento di altre due Parrocchie. Anche questo sarebbesi eseguito, come si eseguì dal suo Successore Monsig. de Vicaris, se quel zelante Vescovo, non fosse stato prevenuto dalla morte. Fu così preso per Alfonso, e per la sua Congregazione il Popolo di Rionero, che anche fece capo dal Sovrano, per veder stabilita una nostra Casa in quella Terra.

Soddisfatto Rionero, volle Monsig. Vescovo che anche portato si fosse colla Santa Missione nella Terra diRipacandida. Ci fu Alfonso anche per visitare, e partecipare dello Spirito di quelle Religiose Teresiane, che con tanta edificazione, e stretta osservanza vivono in quel nuovo Monistero.
Avendoci dato gli Santi Esercizj, non so, se profittò più egli conferendo colle Monache, che profittato avessero le Religiose ascoltando le sue prediche. Moderò bensì le austerità corporali volontarie, che condetrimento del corpo, erano in eccesso, volle altra discretezza, specialmente nel vitto; ed impose qualche altro respiro per sollievo del corpo, e dello spirito. Ammirando la santità del luogo, non mi avrei creduto, disse,trovare un garofalo, come questo, sopra una Rupe.
Per mezzo de' suoi, non mancò soccorrere anche la picciola Terra detta Ginestra: Popolazione nella medesima Diocesi, formata tempo fa dagli Albanesi, ma destituita di aiuti spirituali.

Tratto dalla biografia di San Alfonso dei Liquuori di padre Antonio Tannoia 1750



domenica 28 ottobre 2012

Il personaggio (soggetto) nella foto

Il personaggio nella foto è ( era ) il capitano Sala (in seguito maggiore) , il quale il 20 Settembre 1943 arrivò a Rionero con  un drappello di paracadutisti italiani della Divisione Folgore del Raggruppamento Nembo di cui ne era al comando.
Il 24 Settembre del 1943, propose di far saltare in aria la casa del Sibilia ( ricordate la storia del furto della gallina e la reazione del Sibilia il quale ferì un militare italiano?) con tutti coloro che l'abitavano. Poi, in  accordo con il comandante tedesco, decisero di procedere ad una rappresaglia che suonasse come monito per tutti quelli che ostacolavano i loro movimenti : fucilazione del Sibilia e di altri cittadini da prendere sul posto.....


sabato 27 ottobre 2012

Lettera di Stefano De Mattia, sopravvissuto all'eccidio nazifascista di Rionero


Lettera scritta da Stefano De Mattia, sopravvissuto all’eccidio nazifascista di Rionero del 24 Settembre 1943, ed inviata al Ministero del Tesoro


Il giorno 24 Settembre 1943, durante la ritirata dei tedeschi dall’Italia Meridionale, il sottoscritto venne catturato assieme ad altri 16 concittadini di Rionero in Vulture e portato alla periferia del paese ( Rione S. Antonio) per essere fucilato come ostaggio in seguito ad un incidente verificatosi fra due soldati tedeschi che avevano rubato una gallina ed il proprietario di quest’ultima certo Pasquale Sibilia, anch’egli successivamente fucilato.Dopo averci sistemati a ridosso di una piccola altura i tedeschi piazzarono alcune mitragliatrici leggere e fecero fuoco contro di noi. Nella confusione del momento e fra lo spavento generale il sottoscritto ha sentito i primi spari e si è sentito mancare senza rendersi conto se fosse stato colpito o meno. Più tardi, rinvenendo piano piano, si è visto tutto insanguinato  e quasi sepolto  dai compagni di sventura ormai cadaveri. Evidentemente i tedeschi, che pure avevano dato il colpo di grazia agli agonizzanti, non si erano accorti che il sottoscritto giaceva sotto gli altri svenuto e ferito leggermente alla gamba.

domenica 21 ottobre 2012

Paesaggi del Vulture

 Il Vulture dal Passo delle Crocelle
Osservatorio astronomico di Castelgrande

venerdì 12 ottobre 2012

Benvenuti a....Rionero o Ripacandida?



Questi cartelli si possono trovare all'ingresso di Rionero dalla superstrada.
Ma... siamo a Rionero o Ripacandida...????
E poi C//da San Francesco è anche un quartiere di Rionero!
DILEMMA!

giovedì 20 settembre 2012

Lavori in Piazza G. Fortunato

Il pubblico che assiste ai lavori;
Li ci sono: Geometri, Architetti, Muratori, Ingegneri, Progettisti...
Gli operai veri e lavorano con un tensione addosso non indifferente.

domenica 8 luglio 2012

Le tasse secondo G. Fortunato

Non appena caddero le bende, parve che al Nord di essersi accompagnato ad un corpo morto, al Sud di aver troppo perduto nel far getto della sua autonomia; per molti anni quello credette di pagare esso per tutti, questo sospettò di essere considerato non altrimenti che una terra di conquista; superbo sino all'insolenza il primo, irrequieto e loquace il secondo. Poi le cose cambiarono alquanto: al Nord fu forza riconoscere che pur essendo ricco, era proporzionalmente meno gravato di tasse, al Sud, che, qualunque sacrificio valeva bene il prezzo d'entrata nel mondo della civiltà.

G. Fortunato 1880

lunedì 2 luglio 2012

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Chissà quanta gente è partita o arrivata alla nostra Stazione Ferroviaria

domenica 27 maggio 2012

giovedì 3 maggio 2012

L' emigrazione in Basilicata, intervista a Giustino Fortunato




L’emigrazione in Basilicata, relazione del Cav. Ausonio Franzoni, Roma, Tip. Nazionale Bertero, 1904.


L’On. Giustino Fortunato, volle accordarmi esso pure, un’ora d’interessantissimo colloquio. Ne riportai l’impressione che, se l’ingegno è in Lui preclaro, la cultura vastissima e nobilissimi gli intenti, è in Lui, altresì, così profondo lo scoraggiamento, così sradicabile la sfiducia in ogni provvedimento, fin ora discusso, per rialzare le sorti del Mezzogiorno, e, principalmente della Basilicata, da togliere ogni ardire, ad inoltrare qualsiasi pratico suggerimento.
“Fra vent’anni, egli mi disse, allorché l’Italia, si sarà veramente accorta, che tutto il Mezzogiorno è una cancrena inguaribile, Ella mi darà ragione! Ho percorso a piedi, tutta la parte montana del Mezzogiorno e ne ho studiato a fondo le condizioni geologiche; per me, i miglioramenti agricoli, sono una illusione, la terra non dà, perché non può dare. Eccettuate alcune zone della Campania e della terra di Bari, il resto è destinato, in tempo relativamente breve, a diventare deserto. Sarebbe quindi gettata ogni somma, che si volesse spendere in impossibili miglioramenti come credo, che i denari, che si spendessero in ferrovie e bonifiche non servirebbero ad altro, che a sfamare momentaneamente parte di quelle misere popolazioni. Per la Basilicata, la triste condizione dell’agricoltura viene dalla formazione geologica del terreno; e, perciò, quella regione, non sarà mai rimunerativa per l’agricoltura ne potrà essere ricca. Anzicchè profondere tesori in strade, ponti e gallerie, converrebbe alleviare, anzi abolire del tutto, i tributi di qualsiasi genere; poiché colà esiste, nei nove decimi della popolazione, l’impossibilità di pagarli. Qualunque legge di sgravi che debba essere applicata con uguali criteri, in tutta l’Italia, non avrebbe che la parvenza della giustizia; ma sarebbe, invece, affatto iniqua. La perequazione arriverà quando saranno completamente disseccate, le fonti di vita di gran parte del Mezzogiorno, e, prima di tutto, quindi, della Basilicata. Sgravi adunque, ad ogni costo ed in ogni cosa; sarebbe forse questo, l’unico mezzo di ritardare (giacché non credo si possa evitare) un non lontano spopolamento. Non sono d’accordo con chi crede nella colonizzazione nuova della Basilicata con elementi nordici; perché sono convinto che, salvo in qualche raro punto, gli emigrati periranno vittima della malaria, o, degenereranno, e la terra non avrà guari miglioramento dal mutato lavoro. Il valore dei concimi che si dovrebbero apportare per mutare la composizione del nostro suolo sarebbe superiore al valore di esso.
Quindi io ritengo che l’emigrazione sia uno sfogo che conviene lasciare aperto, od aprire sempre più, giacché è tanta misera gente che almeno va a morire lungi dai nostri occhi.” Esisteva tanta amarezza nella voce vibrante del mio onorevole interlocutore, ch’io non osavo interromperlo, pur non comprendendo il perché di tale pessimismo, in un uomo notissimo e per la modernità delle sue idee, e per la filantropia delle sue opere. Pure non potei a meno di osservargli, a questo punto, come, secondo le sue parole, data l’impossibilità di guarir l’ammalato, si dovesse rinunziare anche ai rimedi per mantenerlo, più a lungo, in vita. “Conviene rinunziarvi, rispose, perché tutto ciò che non è radicale, è una pura farsa. Se Ella vuol far opera buona insista unicamente sopra la necessità di sgravi di tributi, speciali pel mezzogiorno, specialissimi per la Basilicata. Le ripeto, che quando il contadino saprà di non esser costretto a pagare quello che non può, sotto la minaccia (che Ella avrà constata non esser vana) d’esser cacciato anche dalla sua tana, non penserà ad emigrare; perché, fatalmente, è legato a quel suolo, che pur non basta a dargli i mezzi d’esistenza. Non sono, perciò, d’accordo; colla proposta, dell’On. Sonnino circa lo sgravio parziale della tassa fondiaria nel Mezzogiorno, perché ne approfitterebbe chi non ne ha bisogno; mentre i miseri ne ritrarrebbero minimo profitto. Conviene ch’essi non vedano più la faccia dell’esattore; se no, è meglio lasciarli partire, e se chi rimane, è maggiormente aggravato, tanto peggio per esso!”. Ci trovavamo negli ambulatori di Montecitorio; e già il mio interlocutore era stato, ripetutamente, avvisato che lo si attendeva, per discutere negli Uffici, intorno al progetto per la diminuzione del prezzo del sale, al quale, egli, come un infinità di persone, che me ne parlarono in Basilicata, si dimostra contrario; mi congedò, quindi, cortesemente, lasciandomi convinto, bensì, ch’esso è contrario ad ogni misura di carattere provvisorio; ma non manifestandomi alcun concetto concreto, di ciò che radicalmente e costituzionalmente si dovrebbe fare.

domenica 29 aprile 2012

Tracce di Rionero


Nel territorio Atellano vi sono quasi dappertutto delle molte lave vulcaniche, ed iv,i piucchè altrove si ebbero a manifestare i fuochi sotterranei tra nostri Appennini, forse chi sa, se anch’ essi surti forza di fuoco, sebbene quasicchè tutti e specialmente quelli, che sono verso Muro sieno di pietre calcarie E’ fertile in dare agli abitanti tutti i generi di prima necessità e soprabbondanti al proprio mantenimento.  Vi sono de luoghi addetti al pascolo degli animali vaccini e pecorini che se ne fa con altre popolazioni. Nel 1456 soffri danno dal terremoto. Nel dì 8 settembre del 1604 si rovinò tutta da altro terremoto e vi morirono 100 abitanti ed altrettanti rimasero feriti e le monache si ritirarono in Melfi.
Troiano Caracciolo principe di Melfi ne fu padrone, e per ribellione di Giovanni suo successore fu data nel 1530 a Filiberto Chalon. Nel 1532 fa data ad Antonio di Leyva principe di Ascoli, il quale essendo andato in patrimonio, fu venduta dal S.C. a Giulio Cesare di Capua principe di Conca per ducati 5000 e poi venduta a Gio. Batista Caracciolo per ducati 16000 nel 1618.  Nel 1624 Carlo Caracciolo vi ebbe il titolo di Duca. Fu poi venduta a Fabio Gesualdo, col patto de retrovendendo. Fu però ricomprata da Eufrosia Gusman madre di esso Leyva .  Nel 1647 la comprò sub hasta S. Consilii, insieme col casale di Rionero, D. Giuseppe Caracciolo. venduta ad istanza del patrimonio di Carlo Filomarino , qual compra non fu registrata nè Quinternion, i a motivo di alcune pretensioni del Regio Fisco, et signanter,  perché  il detto casale di Rionero era stato eretto senza licenza della Regia Camera,  la quale intendea di esigere la pena dal possessore. Questa famiglia tuttavia la possiede ch’ e propriamente la Caracciolo del Sole dè principi di Torella. Nella numerazione del 1532 gli suoi abitanti, furono  tassati per fuochi 532, nel 1545 per 593 nel 1561 per 622, nel 1595 per 582, nel 1648 per 160, e nel 1669 per 137 e in oggi non oltrepassano il numero di numero di 1500. Vedes i dunque quanto fosse mancata la di le popolazione dallo scorso secolo a questa parte.

Tratto da: Dizionario Geografico_Ragionato del Regno di Napoli, di Lorenzo Giustiniani.
A Sua Maestà Ferdinando IV Re delle Due Sicilie.Anno 1797

domenica 22 aprile 2012

LA FERROVIA POTENZA-ROCCHETTA SANTA VENERE

GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D'ITALIA
Roma, Sabato 25 Settembre Anno 1897, Numero 223


Questo tronco importante che unisce le Puglie con la Basilicata e l'Avellinese ed era l'ultimo della ferrovie complementari Ofantine, fu solennemente inaugurato il giorno 21 corrente con lo intervento delle LL. EE, i Ministri onorevoli Prinetti, Branca e Gianturco.
Tralasciando i particolari della gita inaugurale, che demmo a suo tempo, crediamo opportuno pubblicare ora i seguenti dati tecnici sulla linea stessa.
Mediante la Convenzione 20 giugno 1883, approvata con legge del 20 luglio successivo, venne dal Governo affidata alla Societa Italiana per le Strade Ferrate Meridionali la costruzione della importante linea Rocchetta Melfi-Potenza, che forma  parte del gruppo delle Ferrovie Ofantine, facente capo alla stazione di Rocchetta Santa Venere sulla sinistra del fiume Ofanto.
Il primuo tronco della linea, da Rocchetta a Rionero, trovasi al pubblico esercizio sino dal 10 agosto 1892. La data apertura del secondo tronco da Rionero Potenza, essendo stabilita in otto anni, a partire dalla data di approvazione del progetto esecutivo, doveva scadere nel giorno 5 settembre 1898;
però la Società, avendo sviluppati i lavori con energico e costante impulso, li porto prossimi al compimento sino dal principio del corrente anno, cosicchè, per accordi intervenuti col Governo, potè essere anticipata quasi di un anno e stabilita per il 18 settembre 1897 Ia data definitiva dell'apertura dell'esercizio della intera ferrovia.
La nuova linea eor Potenza, uscendo dalla stazione di Roccchetta-Santa Venere alla quota di 217.59 sul mare, attraversa l'Ofanto sopra un ponte in muratura a doppio binaria, costruito in sette archi della luce di metri nove ciascuno, che serve anche per la linea Rocchetta-Gioia del Colle.
Le due linee sottopassano poi insieme, con breve galleria,il contrafforte estremo della collina di Santa Venera, e all' uscita da questa galleria si distaccano, mantenendosi  però sempre a poca distanza, ma a diverso livello, per circa un chilometro e mezzo.
In seguito la linea por Potenza, sviluppandoli a mezza costa, attraversa in galleria i colli Caprai, Capannola, Paradiso, Seminiello, Maria Giovanna, Solorso e Paglia e perviene alla Sella del Cardinale che sottopassa con una galleria lunga metri 1521, sboccando nella valle della Melfia; e percorrendo questa valle con andamento quasi parallelo alla strada provinciale, arriva alla stazione di Melfi posta alla progressiva chilometrica 16+162.98 ed alla quota 498.
Dalla stazione di Melfi la linea sale alla formata di Rapolla attraversando il colle di S. Agata in galleria ed i valloni S. Margherita e S. Agata con viadotti; quindi dirigendosi con una successione quasi non interrotta di gallerie e di viadotti attraverso i colli Foresta, Fontanalba, Muzzonetto, Pantano, Costantinopoli, Pietra Nera e Barile, giunge a questa stazione posta al km. 22+818.40 ed alla quota di 640.25.
Dopo la stazione di Barile, la ferrovia procede par circa due chilometri e mezzo sempre allo scoperto, tranne in corrispondenza della trincea al km. 23+100, pel cui consolidamento fu necessario costruire una galleria artificiale lunga metri 71, e perviene al termine del primo tronco in stazione di Rionero-Atella-Ripacandida, situata al km 25+823.58 ed alla quota 641.5
L'andamento altimetrico della ferrovia in questo primo tronco è in salita da Rocchetta fino al km. 12+240.11, nell’ interno della galleria Cardinale, o la massima pendenza delle livelletto è dèl 28 per mille; in seguito. la linea discende fino alla stazione di Melfi, con pendenza inferiore al 10 0100, riprendendo poscia la salita verso Rapolla, Barile e Rionero con pendenze variabili non superiori al.27 0100.
Dopo Rionero la ferrovia si sviluppa in ascesa lungo le altè pendici che formano il versante destro della Fiumara d'Atella, siino alla Regione Piano la Spina, nella quale è stabilita la fermata di Forenza al km. 33+749 47.
Sottopassando poi in galleria le colline d'Agromonte, Pietramästelluzza e Ceraso, sormonta la Sella che divide il versante Adriatico dal versante. Jonico e scende nella valle dal Salice che attraversa alla quota 739.14 arrivando alla stazione di Castel Lagopesole posta alla progressiva chilometrica 45+174.34.
Dalla stazione di Castel Lagopesole seguendo l’andamento della strada provinciale lungo le regioni di Sarnelli e Possidente, la linea viene ad imboccare la galleria di Monte Quattrocchi, lunga metri 1827, nell’ interno della quale si raggiunge la quota 799 sul livello del mare, che è il punto culminante dell'intera linea Rocchetta-Melli-Potenza.
Lo sbocco della galleria Quattrocchi si effettua in  corrispondenza al Vallone Grosso, superato il quale la linea ai sviluppa  per un tratto di circa due chilometri  lungo il fianco orientale scoperto del Monte S. Angelo, dove collocata, al km.50+421.10, Ìa stazione di Pietragalla.
Dopo questa stazione, impiantata alla quota 193, la ferrovia scende con pendenza costante dall'undici per mille attraverso i contrafforti del monte Sant'Angelo, con la galleria Giardiniera, lunga metri 203 e con la galleria dell'Appennino, Iunga metri 3320, e sbocca nel fondo della valle della Tiera, presso il suo innesto  ol vallone Lavotána, alla quota 751.
Superata la Tiera con un ponte viadotto a tre luci di metri dieci che serve pure per  la strada comunale di accesso alla stazione di Avigliano e pervenuta a questa stazione, al chilometro 55+ 025.8, la linea scende per circa quattro chilometri e con una pendenza  variabili non maggiori del 18 per mille, lungo la valle della Tiera,sino alla sua confluenza col torrente Rioviaco presso il km 50, dove si ha la quota 703; quivi abbandonato la valle della Tiera rimonta quella del Riviaco, con livellette in salita fino al colle di Pietracolpa, che viene attraversato con una galleria lunga metri 1920.;
Uscendo dalla galleria, la linea oltrepassa in discesa i valloni  Macchia Romana e Branca sul versante sinistro del  fiume Basento, girandolo il fianco occidentale della Sella di Santa Maria ed arriva alla stazione di Potenza Superiore, collocata a nord ovest della città alla quota di 741.45 od alla progressiva 65 + 225.93 da Roccehetta. In seguito, attraversando in galleria la Sella di Santa Maria, la linea si porta a valle della strada di circonvallazione di Potenza e discendendo poscia con pendenze massime del 25 par mille fino al piede della valle del Basento, va ad innestarsi alla staziona di Potenza sulla linea Napoli-Metaponto alla quota di 670.98.
La lunghezza della ferrovia dall'asse del fabbricato Viaggiatori di Potenza risulta di km. 69+035.23.
La ferrovia attraversa trentanove gallerie della complessiva lungh. di m. 17057, fra le qualli meritano speciale menzione per loro lunghezza le gallerie del Cardinale, Quattrocchi, Appennino e Pietracolpa.
La galleria Cardinale fu scavata par intero in argille spingenti e si dovette attaccarle da varî punti, mediante quattro pozzi, dai quali, il più profondo raggiunge l'altezza di metri 62.
La galleria Appennino richiese lavoro continuo di tre anni, attaccandola dagli imbocchi e da due pozzi profondi 72 e 94 metri ed eseguendo impianti di notevole  importanza pel sollevamento e l'introduzione dei materiali, per lä ventilazione e per l'ostrazione delle acque sorgenti. La natura geologica del nucleo centrale costituito da argille scagliose sconvolte o da argille plastiche ed umide, fu causa di eccezionali difficolta per le spinte esercitate sulle armature degli scavi e sui rivestimenti murari. Le opere d'arte comprese fra Rocchetta o Potenza sono in numero di 244, delle quali 62 di principale importanza, e fra queste sono degne di nota il ponte sul fiume Ofanto ed i viadotti sui valloni Sportoni, Paglia e Cardinale. Da Rocchetta Melfi;  i viadotti S. Margherita, Pantano e quello del km. 21+790 fra Melfi e Rionero.
Nel secondo tronco da Rionero a Potenza meritano speciale menzione i viadotti La Conserva, Canalicchio, Del Monaco, Forno, Cerasa e Lamarone tra Rionero e Castel Lagopesole ; i viadotti sui valloni Paola Doci, Grosso, Carriero, D'Andrea e Bastiari tra Castel Lagoposole e Monte S. Angelo ; i due ponti obliqui sulla Tiera e quelle sul Rivisco, ed i viadotti sul vallone Branca e sul vallone di S. Vito in prossimità alla stazione di Potenza.
La lunghezza totale delle opere d'arte principali sulla nuova linea risulta di circa quattro chilometri; cosicche, sopra sessantanove chilometri di linea, ventun chilometri circa sono rappresentati da gallerie o da opere d'arte principali, senza tener conto dei manufatti secondari e delle numerose opere di consolidamento e difesa specialmente occorse e nei tratti fra Barile e Rionero, fra Quattrocchi e la galleria Appennino, e lungo lo Valli della Tiera e del Riviseo.
Per poter sviluppare i lavori con la voluta sollecitudine, fra Rionero e l'Appennino, ove le località percorse dalla linea sono generalmente prive di strade rotabili e di materiale da costruzione, la Società  delle Meridionali costrul un binario di servizio in sede propria a scartamento di ottanta centimetri, esercitato con trazione a vapore dalla stazione di Rionero a quella di Pietragalla con una lunghezza di trenta chilometri, prolungandolo in seguito di altri undici chilometri sopra la sede stabile della ferrovia fino al colle di Pietracolpa.
Deve inoltre ricordarsi il provvedimento preso dalla Società concessionaria di costruire lungo tutto il percorso da Melfi al kil.68 apposite condutture  d'acqua che, alimentate da sorgenti diverse, mentre servono per la regolare rifornitura delle locomotive in alcune delle stazioni, forniscono l'acqua potabile allestazioni ed alle fermate.
Le case cantoniere stabilite lungo la linea sono in numero di 67. Le stazioni di Melfi, Barile, Rionero, hanno il fabbricato viaggiatori cinque aperture; quella di Castel Lagopesole, Pietragalla ed Avigliano e le fermate di Rapolla e di Forenza hanno il fabbricato per viaggiatori a tre aperture; infine nella stazione di Potenza Superiore il fabbricato viaggiatori costruito tipo speciale a nove aperture, con pensilline  metalliche verso i binario e  verso l'abitato.
Sono munite di magazzino--merci con piano caricatore le stazioni di Melfi, Barile, Rionero, Castel Lagopesole e Potenza Superiore; hanno il solo piano caricatore scoperto la fermata di Forenza e di Pietragalla AvÏgliano.
Tutta la linea è armata con rotaie d'acciaio da metri 12 del tipo meridionale posato per ciascuna su 14 traverse munite di piastre d'appoggio.

domenica 1 aprile 2012

GAZZETTA DI MILANO 26 AGOSTO 1819

Il 31 dello scorso Luglio, Rionero comune posto i confini dell antica Lucania, propriamente alle falde Vulture, corse pericolo di essere sommerso da torrente, che precipitò improvvisamente dall' alto del monte. Per fortuna lo strepito delle acque, il quale annunziò, qualche tempo innanzi il loro arrivo, mosse il più gran numero della popolazione a cercare un asilo onde poter salvarsi dall'imminente catastrofe. Una parte del comune, e propriamente quella posta nella Valle di S Antonio, restò interamente inondata: furono in due punti atterrati, gli acquidotti destinati a raccogliere I torrenti che precipitano dal monte: in pochi istanti tutto fu preda delle onde, dalle quali appena rimasero illese poche abitazioni, ed in pochi istanti andaron perdute le fatiche di lunghi anni passati e la speranza di molti anni futuri. Questa scena di orrore fu renduta ancora più spaventevole dal terrore che invase gli animi minacciati da rovine anche maggiori. In mezzo a questa luttuosa sventura l' umanità ebbe di che consolarsi, tanti furono i tratti di virtù dati da quanti sono abitanti di Rionero! Ognuno dimentico di sé stesso, comparve in quel giorno unicamente sollecito della salvezza comune. Animati da nobile sentimento, tutti accorsero premurosi all'altrui sollievo. Alcuni forastieri, i quali aveano avuto il dolore di vedere involate dalle acque alcune balle di mercanzie, riebbero tutti gli oggetti perduti dalle mani di poveri contadini, che riuscirono a salvarli dalla corrente, la quale aveali già trasportati in sito lontano. Un miserabile operajo che, non osservato da alcuno, avea rinvenuto ricca borsa di danaro appartenenti ad altro viaggiatore, non fu lieto se non quando l'ebbe restituita nelle mani del proprietario che piangeala perduta.
Non rammenteremo i tratti di bella generosità che spinse molti a cimentar la propria vita per salvare l' altrui: basterà citarne un solo. Il torrente trasportava galleggiante sulle acque un fanciullo in una cuna di vinchi; e giunto ad un sito, in cui la valle si apre in ampia voragine èra per precipitarlo senza speranza di soccorso. Quel commovente spettacolo anima il coraggio di virtuosa donna, la quale si slancia in mezzo alle onde, stringe fra le braccia il fanciullo semivivo, e ritorna sulla sponda lieta del suo glorioso trionfo. Ecco quali sono gli abitanti di un paese che I' ignoranza spesso calunnia, e che serba ancora tutte le virtù degli antichi Lucani!

Il Monte Vulture, posto tra i confini della Lucania e della Puglia, fu celebrato da Orazio, perchè fanciullo ancora inoltratosi di soverchio nella foresta e sorpreso ivi dal sonno, si destò illeso dal pericolo cui erasi esposto dormendo in mezzo ad animali che avrebbero potuto attentare alla di lui vita. Perchè non rendere quel Monte illustre nei fasti della poesia moderna come lo è in quella dell antico Lazio? Qual soggetto più degno potrebbe presentarsi oggi alla lira di poeti i quali non amino disgradare il divino linguaggio delle muse

lunedì 26 marzo 2012

Ridefinizione confini Rionero - Ripacandida


Sulla ridefinizione dei confini tra Rionero e Ripacandida è intervenuta anche RAI 3. Sosteniamo I cittadini di Rione San Francesco, C/da Frascolla e Cappa Bianca affinchè possano essere cittadini di Rionero a tutti gli effetti e che non vengano iscritti automaticamente nell'anagrafe di Ripacandida
I confini el Comune di Rionero sono ancora quelli definiti all'indomani dell'acquisita autonomia della città agli inzi dell'ottocento. Secondo tali confini l'agro comunbale di Ripacandida lambisce l'abitato di Rionero. La distanza tra i due centri urbani è di circa 10km,così, paradossalmente la piazza di Rionero dista pochi km dal confine comunale con Ripacandida. Considerando l'intervenuta crescita demografica e lo sviluppo urbano determinatosi nel tempo, oggi i confini ottocenteschi non rispondono più ad una logica razionale. Le valutazioni di allora, infatti, producono problemi al territorio e ai cittadini, oltre a generare situazioni di disagio. Inoltre è necessario ricordare che il territorio in questione un tempo era di proprietà della famiglia Fortunato e che poi, è stato ceduto al Comune di Rionero. E' venuta a crearsi una situazione anomala in cui il Comune di rionero ne risulta il proprietario, pur ricadendo in territorio di Ripacandida. Nel tempo, è stato il comune di rionero che ha asfaltato le strade, che ha portato la luce, le condutture dell'acqua e del metano, che si occupa delle manutenzioni. I cittadini del territorio interessato frequentano gli asili e le scuole di rionero, si recano a piedi recono a piedi c/o gli uffici comunali di Rionero, sono registrati nell'anagrafe comunale di rionero, votano a Rionero, partecipano alla vita sociale e politica di Rionero.







domenica 25 marzo 2012

Rione San Francesco

Questa mattina ore 10:30 in Villa Catena a Rionero il comitato dei cittadini di rione S. Francesco, contrada Frascolla e Cappa Bianca si riunisce per un volantinaggio e raccolta firme. Sono tutti invitati a sostenere la causa per la ridefinizione dei confini comunali.

domenica 4 marzo 2012

S' Squaglj' la nev'...e....

Portando via la neve dal centro di Rionero..hanno portato via un pò di tutto...è emerso un tombino...